Promotore
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. - Gabriele Orlando Lacchè - Tommaso d'Anchini
 
 
Modalità di Donazione
Bonifico Bancario - IBAN : IT93R0760115500001024551283
Crowd Founding Project n. 61026008001
#zooart | #zoo | #ortona | #pittura | #alternativa | #arte
 
 
 
 
 
Zooart è una collettiva di pittura “alternativa” e linguaggi artistici “non convenzionali” organizzata prima dall’associazione culturale Le Colonne d’Ercole di Ortona e oggi dall'associazione culturale Zooart Ortona, che nasce da un'idea di Gabriele Orlando Lacchè e Tommaso d'Anchini. La collettiva si sviluppa all’interno del vecchio zoo sotto la passeggiata orientale con l'intento di promuovere artisti locali e recuperare un luogo simbolo della città di Ortona. Va sottolineato l'impegno degli organizzatori che per rendere fruibile uno spazio dimenticato dagli amministratori, puliscono e ridanno dignità alle gabbie per aprirle alla creatività degli artisti.
 
Zooart non fa sconti, Zooart non teme nessuno ma rispetta tutti, Zooart si espone integralmente, Zooart rompe le costrizioni, Zooart aiuta a star meglio, Zooart pulisce e colora lo sporco più imbattibile, Zooart parla chiaro ma sa ascoltare, Zooart ti chiude in gabbie aperte, Zooart martella gli assenti, Zooart passa e se ne va... ma torna presto e quando meno te l'aspetti, Zooart riconsegna gli spazi, Zooart ama la natura e odia gli sprechi, Zooart è appena nata ma già cammina, Zooart non riempie le tasche ... ma le menti si !!! Zooart è tutti linguaggi ... ma non giudica mai !!!
 
Chi è Zooart ? Nell’immaginario collettivo lo Zoo è il luogo domenicale di svago familiare e facile bersaglio di animalisti; già dai tempi del sacro romano imperatore Giuseppe II, negli anni ’20 dell’ottocento, si importavano giraffe e animali esotici in grandi giardini, prima serragli imperiali poi patrimonio della cittadinanza, non certo a pagamento. Negli anni, il businnes dell’intrattenimento ha trasformato gli Zoo in veri e propri luoghi di aggregazione di massa: invece di passeggiare nei corridoi di un museo, si preferiva un itinerario in mezzo a gabbie con micro-ambienti per bestie extra-continentali. Abitualmente pieno di visitatori, bambini, animali che allungano il muso per avere lo zuccherino, grandi gabbie con feroci belve, inservienti e chioschi di pop corn. Se chiuso e lasciato in disuso, lo Zoo riporta la stessa malinconia e inquietudine di un luna park appena chiuso per l’inverno; perché quindi non utilizzarlo ? Gabriele Orlando Lacché e Tommaso D’Anchini hanno deciso di rivalutare lo spazio dello Zoo di Ortona, dandogli una nuova identità: Zooart, un viaggio a ritroso verso il ritorno al concetto dell’arte come intrattenimento e scoperta, istanza originale dello zoo animalesco. Altre manifestazioni, gallerie, spazi espositivi e rassegne, ingabbiano con sbarre trasparenti la creatività, la incasellano in trend di mercato che con gli artisti hanno ben poco a che fare, piegando la fantasia a velleità di guadagno che tarpano le ali al progresso artistico. Zooart è diversa. Zooart non chiude ma spalanca le porte e butta via le chiavi. Zooart è nata e fortunatamente rimasta, limpida nei suoi intenti, come dichiarato nel titolo: “Gabbie Aperte alla Crealitivà”, di qualsiasi matrice inventiva essa sia. Arrivata ormai alla sua quinta edizione, ha ancora il coraggio e la libertà di organizzare una collettiva di pittura “alternativa” e linguaggi artistici “non convenzionali”. Oggi come oggi i linguaggi dell’arte contemporanea sono diventati un’esclusiva di un’élite di addetti ai lavori che se la ridono, godendo dei meccanismi che loro stessi hanno creato; Zooart vuole rompere la spirale dei codici silenziosi e urlare al pubblico che l’arte è per tutti, utilizzando un sito non convenzionale, un non-luogo-dell’arte, decontestualizzandolo per ricostruirne il significato. Questo processo permette di estrapolare il senso vero di quadri, musica, danza, cinema, performance e chi più ne ha più ne metta, permettendone la comprensione e maggiorandoli con il valore aggiunto dello straniamento, che implica una maggior riflessione e coinvolgimento. Insomma, Zooart è la possibilità concreta di carpire la diversità, di apprezzarla; rompe gli schemi, e non solo, ad un sistema dell’arte ormai pronto per un cambiamento.
 
Michela Malisardi (critica d’arte)

 

 
 
 
 
 
 

Questo sito si avvale di cookie necessari al miglioramento della qualità di navigazione. Premendo Ok o proseguendo senza modificare le impostazioni del proprio browser, si accetta l'utilizzo dei cookie. Per maggiori dettagli, è possibile consultare il modello informativo sulla Politica dei Cookie

Accetto i cookie da questo sito.

Modulo informativo sulla Politica dei Cookie