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#cure | #malattia
 
 
 
 
 
Mi chiamo Patrizia Marras, ho aspettato tanto prima di decidere di chiedere aiuto ma non mi rimane molto altro da fare. Mia sorella non ha mai voluto chiedere nulla a nessuno, ora lo faccio io per lei.
 
Tutto inizia a Gennaio 2011, quando da un'occlusione intestinale entra al pronto soccorso e ne esce con ricovero immediato per intervento urgente, con stomia, tubi e cateteri ovunque. La sentenza è: adenocarcinoma colon con infiltrazione peritoneale. Una brutta bestia, dicono. L'istologico parla di 4° stadio ed un linfonodo positivo; da ignoranti pensiamo sia una bella cosa, solo 1 positivo. Ha così inizio la prassi per questi casi: chemioterapia di almeno 10 cicli e ci garantiscono che poi non ci si pensa più ! Mia sorella sprofonda nel buco più nero, non accetta nulla di tutto questo, il centro oncologico diventa la sua camera di tortura, ogni volta ne esce devastata, il suo fisico comincia a debilitarsi; loro dicono che è normale, le sue difese sempre più basse, comincia ad avere problemi al sistema nervoso e dolori ovunque, fino al momento in cui è costretta a sospendere le sedute per neutropenia grave. Sembra irreale che sia successo tutto questo, sembra un incubo. A fatica arriva alla fine di tutto questo, finalmente libera. Bene, dimentichiamo tutto e ricominciamo a vivere.
 
Nei mesi successivi sembra andare tutto bene quando ad Aprile 2012 dopo una visita ginecologica di controllo viene evidenziata una massa, anzi 2: la tac parla di metastasi ovariche di 15 e 17 cm con invasione dell'intero apparato riproduttivo e di nuovo intervento d'urgenza, ma stavolta la sentenza peggiora: recidiva ovarica con asportazione di entrambe ovaie utero e peritoneo vescicale insieme a vari litri di liquido ascitico. L'oncologa le spiega che la percentuale di recidive da cancro al colon sono molto alte e le prospetta una nuova chemioterapia associata al monoclonale, stavolta molto più pesante con la conseguente perdita dei capelli e tutto il resto. Mia sorella cade di nuovo in quel tunnel ancora più nero e non ne vuole sapere, ma tutti noi la convinciamo che la deve fare, così, a malincuore, parte con la prima seduta totalmente devastante. Nel frattempo avevo iniziato ad informarmi su altre terapie dopo che tutti i consulti fatti nei centri oncologici più rinomati davano la stessa unica sentenza: tumore avanzato al 4° stadio con aspettativa di vita di 6 mesi / 1 anno e quindi ogni terapia sarebbe stata palliativa.
 
Io non mi arrendo, non credo che sia così e iniziano le nottate sul web scoprendo un mondo parallelo dove ci sono milioni di persone che non fanno chemioterapia o meglio affiancano ad altre terapie. Per caso conosco una persona che sta curando la mamma con la stessa patologia di mia sorella, lei in remissione completa con questa cura biologica, chemioterapia a basso dosaggio e mi spiega tante cose che io non sapevo, mi consiglia una visita con il medico in questione. Vado io sola con altri della famiglia all'insaputa di mia sorella perché a lei, data la sua fragilità emotiva, avevamo preferito non dirle la gravità. Anche questo medico, dopo il consulto dei referti, non ci garantisce nulla. Decidiamo comunque di parlarne con lei e alla fine, sentendo che sarebbe stata bene fisicamente e sopratutto che avrebbe abbandonato gli ospedali visto che si fa completamente in autonomia in casa propria, accetta.
 
Inizia così questa cura a Settembre 2012. Lei sta subito bene, non sembra nemmeno una persona malata e miracolosamente riprende la sua vita, il lavoro e tutto il resto. Il lato negativo di tutto questo sono le spese: inizialmente la spesa dei farmaci è circa sui 1000 euro mensili. Per i primi 15 mesi tutto bene, poi gli esami iniziano a captare attività tumorale in zona pelvica, il medico quindi aumenta i farmaci con l'aggravio delle spese che arrivano a circa 2000 euro mensili. Gli esami consecutivi evidenziano miglioramenti e lei sta sempre bene, ma purtroppo la notizia della perdita del lavoro (causa la crisi dicono ma anche la malattia e il fatto di giorni di permesso per visite e riduzione delle mansioni incidono sul licenziamento) la fa cadere in ulteriore depressione.
 
Dopo qualche mese la pet evidenzia ulteriore progressione anche se lenta, considerando che il suo stadio, già nel 2011 era dato per terminale (non esistono casi di carcinosi peritoneale avanzata con sopravvivenza superiore a 18 / 24 mesi curati con sola chemioterapia). La cura in atto è stata fino ad oggi un miracolo, dandole una qualità di vita ottima ed il rallentamento della malattia, poi come tutti i farmaci, anche questi diventano "abitudinari", quindi facendo degli studi inizio a capire che bisogna cambiare, che la chiave di tutto sono le difese immunitarie e che non è non esiste un male incurabile se curato come si deve.
 
Vengo a conoscenza da un'amica di terapie naturali affiancate a chemioterapie leggere quando necessario, lei è in remissione completa da uno patologia talmente aggravata che nemmeno lei sa come sia potuto accadere il miracolo. Mi attacco a questo, facciamo un consulto e qui si apre un mondo: ci prospettano svariate soluzioni e tantissime informazioni che ci fanno capire che tutto è possibile. Mia sorella inizia la cura, quella che attualmente fa. Purtroppo per queste cure i costi si aggirano sui 3000 euro al mese, più le cure immunologiche ed esami a parte: il costo è dato da farmaci che arrivano dalla Germania e dal Giappone (pensare che la' vengono utilizzati in ambito ospedaliero) e dal 2012 ad oggi sono stati spesi circa 60.000 euro.
 
Mia sorella ora vive sola perché separata, riceve una pensione di appena 550 euro e fino ad oggi è stata aiutata dai famigliari, ma ormai le risorse sono esaurite. Non ha più nulla da vendere: la casa dove vive è l'unica cosa che ha, ma non vendibile perché fa parte di una cooperativa. Se non troviamo degli aiuti sarà costretta ad abbandonare le cure, quelle che attualmente la stanno tenendo in vita, una vita fatta di quotidianita', di giornate dedicate ai nostri genitori anziani che Antonella aiuta tanto.
 
Io dopo qualche mese mi ritrovo una nuova sorella, una persona piena di vita, di speranza e di salute. La sua situazione è stabile anzi migliorata e confidiamo nel futuro, semplicemente vivendolo ogni giorno. Probabilmente a breve dovrà subire un'intervento che in ambito ospedaliero le è stato rifiutato perché per il loro protocollo non è fattibile causa ascite (che ha tolto parzialmente); dicono che bisogna aspettare almeno 6 mesi dopo ascite per togliere un'ernia addominale che può diventare pericolosa, rischiando una lacerazione che potrebbe esserle letale; i costi per un intervento a pagamento sono insostenibili. Tutto ciò che ho descritto è documentato con referti, fatture, scontrini, dichiarazione dei redditi: chi volesse info e dettagli sulle cure sono a disposizione.
 
Ho volutamente omesso i nomi dei medici e delle cure perché questa non è da ritenersi una propaganda su una cura piuttosto che un'altra, ogni persona reagisce a suo modo: il cancro è difficile da curare ma è fondamentale non utilizzare un protocollo uguale per tutti. Ogni individuo è diverso e ad ognuno la propria cura: MIA SORELLA FORSE HA TROVATO LA SUA È VORREI TANTO POTESSE CONTINUARE. Grazie di cuore !
Patrizia

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