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#malattia
 
 
 
 
 
Vent'anni dovrebbero essere il tempo del futuro, dei sogni, della fiducia nel domani. Vent'anni dovrebbero essere il tempo dell'onnipotenza incosciente che ti fa credere invincibile, che ti illumina gli occhi riempiendoli di domani. Ho vent'anni, ma queste sensazioni non le conosco. Ci provo, tento, cerco di dimenticare la mia storia, ma la memoria è prepotente, bussa sempre alla porta, ti tira le coperte mentre dormi, ti prende per i capelli mentre ti pettini per uscire con le amiche cercando magari l'acconciatura che ti faccia sembrare più carina, più sana, più uguale a tutti quei ragazzi che affollano i muretti e parlano di spaccare il mondo e non sanno cosa sia la malattia. La mia memoria è impastata di altezze e abissi. Sono forte, ma mi stanco; sono bella, ma certi segni che si chiamano "effetti delle cure" mi fanno sentire più vecchia di troppi anni; amo nuotare, le mie braccia sono leggere nell'acqua, ma il respiro si fa troppo presto pesante. Luci della vita, ombre della malattia. Già questo è indicibile completamente a parole, vivere tanta vita che pulsa nelle vene e tanta paura degli esiti di una malattia che non rappresenta il mio cuore, è vivere a metà. E non basta l'incertezza di un futuro che alle volte mi sembra corrermi incontro al contrario, non bastano questi vent'anni da urlare, da vivere, da amare, esistono poi fragilità ed incertezze che si sommano e rendono tutto un fardello troppo pesante per l'ampiezza delle mie spalle. Esiste poi la precarietà del presente, della famiglia, dei soldi. Amo i miei genitori, devo loro molto, ma non è facile abituarsi a dinamiche che non si sono scelte in prima persona; loro fanno vite separate, e il nido familiare, nel senso stretto del termine non esiste più. Vivo con mia madre, che si sacrifica molto per me, alle volte ci comprendiamo, alle volte no, e questo dicono faccia parte del cosiddetto "salto generazionale", dentro al quale devo restringere l'amore per lei, la rabbia di essere da sole, il bisogno di prendermela con qualcuno per tirare fuori il dolore che a volte mi mangia, il dispiacere di vederla preoccuparsi e tormentarsi così tanto e il mio non saperglielo dire...perchè dirlo a lei significa accettare una sorte che non accetto. Mancano i soldi, e mancherebbero a chiunque con il costo delle cure a cui sono costretta per poter sentire ancora miei i miei vent'anni. Abbiamo bisogno di aiuto, fino ad ora ho fatto finta di non vedere, anche quando mia madre per pagarmi una cura che poteva rappresentare la speranza per la vita, ha venduta la sua casa di proprietà...ora siamo in affitto, la cura non è stata risolutiva e non abbiamo più altro da vendere per continuare a fare le terapie che sono si costosissime, ma che mi permettono di vivere in maniera degna nonostante l'incertezza del decorrere della malattia. Oggi non posso più lasciare sola mia madre a prendersi cura di tutto. Se qualcuno può aiutarmi, sono disposta a mostrare tutta la documentazione clinica, se qualcuno ha la disponibilità per contribuire alla terapia che mi occorre, posso esibire tutte le evidenze di pagamento per i farmaci necessari alla sopravvivenza. E' difficile chiedere aiuto a vent'anni, ma non ho scelta, stiamo rischiando di restare anche senza casa perchè le risorse sono finite. Tutto è difficile per questo vi chiedo gentilezza nel leggere la mia storia, qualunque esito sia.

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